Contify Web · siti per studi

Il sito dello studio commercialista nel 2026: cosa deve avere per farsi trovare su Google e dalle AI

In Italia l'83,1% delle persone dai 6 anni in su usa internet e il 79,1% si collega dallo smartphone; da marzo 2025 Google risponde a molte ricerche con un riassunto scritto dall'intelligenza artificiale. Chi cerca un commercialista trova la scheda sulla mappa, il sito o il nome citato in una risposta. Qui trovi cosa chiedono la legge e il codice deontologico, come funziona la ricerca locale, cosa serve per essere citati dalle AI e una checklist in dodici punti: le regole da cui partiamo quando creiamo il sito di uno studio con Contify Web.

Redatto con AI · revisione editoriale Contify Srl

In sintesi

Il sito di uno studio commercialista deve fare tre cose: rispettare gli obblighi di legge, rispettare il codice deontologico e farsi trovare da chi cerca un professionista nella tua zona, su Google e nelle risposte degli assistenti di intelligenza artificiale.

Gli obblighi sono pochi e chiari. La partita IVA va indicata nella home page (art. 35 del DPR 633/1972, che dal 1° gennaio 2027 diventa l'art. 68 del nuovo Testo unico IVA). Il D.Lgs. 70/2003 chiede di rendere accessibili «in modo diretto e permanente» nome, sede e contatti, compresa l'email, e per le professioni regolamentate l'Ordine con il numero di iscrizione, il titolo professionale e il riferimento alle norme professionali. Serve un'informativa privacy, perché il sito tratta almeno i dati di navigazione; se usa cookie diversi da quelli tecnici, serve anche il banner per il consenso.

Il codice deontologico del CNDCEC, in vigore dal 1° aprile 2024 e aggiornato nel 2025, lascia libera la pubblicità informativa ma la vuole veritiera e verificabile: niente superlativi né confronti con altri studi, niente nomi dei clienti anche se sono d'accordo, niente offerte di prestazioni gratuite. E il sito «non può contenere riferimenti commerciali o pubblicitari».

Per farsi trovare servono un Profilo dell'attività su Google completo e coerente con il sito, una pagina per ogni servizio, testi che rispondono alle domande dei clienti, un sito veloce sullo smartphone e la Search Console attiva. Per gli AI Overview e AI Mode Google è esplicito: non ci sono requisiti aggiuntivi rispetto alla normale ricerca. Conta un contenuto chiaro, firmato e verificabile, che è anche il modo di scrivere chiesto dal codice deontologico.

83,1%delle persone dai 6 anni in su ha usato internet negli ultimi tre mesiIstat, Cittadini e ICT · 2025
79,1%si collega dallo smartphone: è lì che il sito dello studio viene letto per primoIstat, Cittadini e ICT · 2025
19,9%degli italiani tra 16 e 74 anni ha usato strumenti di AI generativa nel 2025, contro il 32,7% della media UEEurostat · dic. 2025
0requisiti aggiuntivi per comparire negli AI Overview e in AI Mode, oltre a quelli della normale ricercaGoogle Search Central

Perché uno studio commercialista ha bisogno di un sito nel 2026?

Perché il modo in cui si cerca un professionista è cambiato due volte in poco tempo. La prima volta con lo smartphone: secondo l'Istat, nel 2025 il 79,1% delle persone dai 6 anni in su si è collegato a internet dal telefono, contro il 54% che lo ha fatto da un PC. Chi cerca «commercialista» e il nome della città spesso vede la mappa con le schede degli studi prima dei siti. Se il sito si legge male sul telefono, o non c'è, il confronto è perso prima di cominciare.

La seconda volta con l'intelligenza artificiale. Il 26 marzo 2025 Google ha portato in Italia gli AI Overview, i riassunti generati dall'AI che compaiono sopra i risultati, con i link alle fonti, inizialmente per gli utenti maggiorenni collegati con il proprio account. L'8 ottobre 2025 è arrivato AI Mode in italiano, una ricerca in forma di conversazione: secondo Google, i primi a usarlo hanno fatto domande due o tre volte più lunghe di quelle della ricerca tradizionale. Una domanda come «commercialista a Padova che segue startup e srl» non riceve più dieci link, ma una risposta che cita alcune fonti. Gli assistenti come ChatGPT, Gemini o Copilot funzionano in modo simile quando cercano sul web.

In Italia l'uso dell'AI generativa è ancora indietro: nel 2025 l'ha usata il 19,9% delle persone tra 16 e 74 anni, contro il 32,7% della media europea (Eurostat). Ma il punto per lo studio non cambia: per essere citato da una risposta automatica serve una pagina che dica in modo chiaro chi sei, dove sei, cosa fai e per chi. Il Profilo dell'attività su Google e le directory aiutano, ma il sito è l'unica fonte che controlli per intero.

C'è anche un motivo meno tecnico. Il passaparola resta il canale principale di molti studi, ma chi riceve un nome da un conoscente spesso lo cerca prima di telefonare. Un sito fermo da anni, senza i professionisti e i servizi, dice qualcosa dello studio prima ancora del primo incontro.

Cosa deve contenere per legge il sito di uno studio commercialista?

Nessuna norma obbliga il commercialista ad avere un sito. Ma se c'è, alcune informazioni sono obbligatorie. La tabella le raccoglie con il riferimento normativo; i testi citati sono quelli vigenti su Normattiva a ottobre 2026.

CosaNormaCosa scrivere, in pratica
Partita IVAArt. 35, c. 1, DPR 633/1972; dal 1° gennaio 2027 art. 68 del Testo unico IVA (D.Lgs. 10/2026); art. 7, c. 1, lett. g), D.Lgs. 70/2003Il numero va indicato «nella home-page dell'eventuale sito web». Il piè di pagina va bene, perché compare anche in home
Nome, sede e contattiArt. 7, c. 1, lett. a), b), c), D.Lgs. 70/2003Nome del professionista o denominazione dello studio, indirizzo, recapiti per contattarlo «rapidamente», compreso l'indirizzo email
Ordine, iscrizione e titoloArt. 7, c. 1, lett. f), nn. 1 e 2, D.Lgs. 70/2003Ordine presso cui il professionista è iscritto e numero di iscrizione, titolo professionale e Stato in cui è stato rilasciato. La norma parla del titolare del sito: per prudenza, indicali per ogni professionista presentato
Norme professionaliArt. 7, c. 1, lett. f), n. 3, D.Lgs. 70/2003Il riferimento all'ordinamento della professione (D.Lgs. 139/2005) e al codice deontologico, con le modalità per consultarli, per esempio i link alle pagine ufficiali
Registro delle impreseArt. 7, c. 1, lett. d), D.Lgs. 70/2003Il numero di iscrizione al registro delle imprese o al REA, quando c'è: per esempio per una società tra professionisti
Informativa privacyArtt. 12 e 13 Reg. (UE) 2016/679 (GDPR)Il sito tratta sempre almeno i dati di navigazione, quindi serve un'informativa: chi tratta i dati, perché, per quanto tempo e con quali diritti. Con modulo contatti, newsletter o area riservata va estesa a questi trattamenti
CookieLinee guida del Garante privacy del 10 giugno 2021 (provv. n. 231)Con soli cookie tecnici, o statistiche configurate alle condizioni del Garante (vedi sotto), basta l'informativa. Altrimenti serve il banner: lo scorrimento della pagina, da solo, non vale come consenso e la chiusura con la X lascia attivi solo i cookie tecnici
AggiornamentoArt. 7, c. 2, D.Lgs. 70/2003Le informazioni vanno tenute aggiornate: un cambio di sede, di telefono o di composizione dello studio va riportato sul sito

Due precisazioni. Il nuovo Testo unico IVA (D.Lgs. 19 gennaio 2026, n. 10) si applica dal 1° gennaio 2027 e abroga l'art. 35 del DPR 633/1972 da quella data: l'obbligo non cambia, perché l'art. 68 del Testo unico riprende la stessa formula sulla home page. E i compensi non sono obbligatori: il codice deontologico consente di pubblicarli (art. 44, c. 1), ma se lo fai devono essere chiari e corretti come ogni altra informazione.

Sulle statistiche di visita le linee guida del Garante sono precise. Gli strumenti di analisi possono essere trattati come cookie tecnici, e quindi usati senza consenso, solo se: l'indirizzo IP viene mascherato almeno nella sua ultima parte, i dati sono usati solo in forma aggregata per quel sito, e il fornitore non li combina con altre informazioni né li cede a terzi. Se lo strumento non rispetta queste condizioni, come accade spesso con le configurazioni standard dei servizi più diffusi, serve il consenso tramite il banner.

Cosa può dire, e cosa no, il sito secondo il codice deontologico?

Il codice deontologico dei dottori commercialisti e degli esperti contabili è stato approvato dal Consiglio nazionale il 21 marzo 2024, è in vigore dal 1° aprile 2024 ed è stato modificato il 20 novembre 2025 (articoli 21 e 45, sull'uso dell'intelligenza artificiale): le regole sulla pubblicità sono rimaste quelle del 2024. L'articolo che riguarda il sito è il 44, «Informazione, pubblicità informativa e utilizzo dei titoli». Il principio di partenza è largo: la pubblicità informativa «con ogni mezzo» su attività, specializzazioni, titoli, struttura dello studio e compensi «è libera». La stessa regola, a livello di legge, vale per tutte le professioni regolamentate: l'art. 4 del DPR 137/2012 ammette la pubblicità informativa «con ogni mezzo», purché sia «funzionale all'oggetto, veritiera e corretta», rispetti il segreto professionale e non sia «equivoca, ingannevole o denigratoria». Nel codice deontologico i limiti sono ancora più precisi.

Sul sito dello studioSi può?Riferimento
Descrivere servizi, specializzazioni, titoli, organizzazione dello studio e compensiSìArt. 44, c. 1
Pubblicare approfondimenti informativi su norme e scadenzeSì, con informazioni corrette e verificabiliArt. 44, c. 1 e 3
Scrivere «il miglior commercialista di Padova» o confrontarsi con altri studiNo: le informazioni non possono essere «comparative, enfatizzanti, superlative o suggestive»Art. 44, c. 3
Promettere risultati che non si possono dimostrareNo: ogni informazione «deve poter essere verificabile con elementi oggettivi»Art. 44, c. 3
Pubblicare testimonianze firmate, nomi dei clienti e, per estensione, i loro loghiNo, nemmeno con il loro consensoArt. 44, c. 4
Offrire la «prima consulenza gratuita»No: non si possono proporre o pubblicizzare prestazioni gratuite o a prezzi simboliciArt. 24, c. 7
Ospitare banner, sponsorizzazioni o promozioni di prodotti di altriNoArt. 44, c. 4 e 11
Inviare email o messaggi a potenziali clienti che non li hanno chiestiNo, neppure tramite terziArt. 44, c. 2

Il comma 11 merita una lettura attenta: il sito del professionista «non può contenere riferimenti commerciali o pubblicitari». Va letto insieme al comma 1, che lascia libera l'informazione sullo studio: il sito può presentare lo studio e i suoi servizi, ma non deve diventare un volantino, né ospitare la promozione di prodotti e servizi altrui. Per i casi dubbi l'interlocutore è il proprio Ordine.

Le recensioni su Google sono un caso a parte, perché le scrivono altri. Rispondere va bene, ed è anche uno dei consigli di Google per il posizionamento locale. Ma è prudente non confermare che chi scrive è un cliente e non entrare nel merito della pratica. L'art. 10 del codice impone l'assoluto riserbo sulle informazioni acquisite nell'esercizio della professione, e l'art. 39, per i rapporti con i mezzi di informazione e con i social network, vieta di fornire notizie coperte dal segreto e di «spendere il nome» dei clienti: una risposta pubblica a una recensione segue la stessa logica. Meglio una risposta breve e cortese, senza dettagli.

Una nota per chi non è commercialista. Consulenti del lavoro e avvocati hanno i propri codici deontologici, con regole simili sulla pubblicità: vanno controllate lì. Le norme di legge della sezione precedente e l'art. 4 del DPR 137/2012 valgono invece per tutti.

C'è un aspetto che di solito si trascura: queste regole vanno nella stessa direzione dei motori di ricerca. Un testo verificabile, senza superlativi, con titoli e iscrizioni in chiaro è il tipo di contenuto che le linee guida di Google descrivono come affidabile, ed è facile da riassumere e citare per un assistente AI. La deontologia, qui, è un vantaggio.

Come si fa trovare su Google uno studio commercialista?

Con due strumenti che lavorano insieme: il Profilo dell'attività su Google, che decide la presenza sulla mappa e nei risultati locali, e il sito, che fornisce i contenuti e la prova di quello che il profilo dichiara.

Il Profilo dell'attività

Google spiega che i risultati locali dipendono principalmente da tre fattori: la pertinenza (quanto il profilo corrisponde a ciò che la persona cerca), la distanza (quanto lo studio è vicino a chi cerca) e l'evidenza (quanto lo studio è conosciuto, anche in base ai link, al numero e alla valutazione delle recensioni). E aggiunge che non si può chiedere né pagare un posizionamento migliore. Le regole pratiche, dalle linee guida di Google:

  • Nome reale dello studio, quello dell'insegna e della carta intestata. Aggiungere parole come «commercialista Padova» al nome non è consentito e può portare alla sospensione del profilo. Nei profili dei singoli professionisti i titoli, come «Dott.», sono ammessi.
  • Indirizzo reale: un ufficio virtuale usato solo come recapito non è idoneo.
  • Categoria la più specifica possibile, e poche: quella che completa la frase «questa attività è un…».
  • Orari, compresi quelli speciali, foto reali dello studio e delle persone, verifica del profilo.
  • Più professionisti nella stessa sede: un profilo per lo studio e, se serve, un profilo per ciascun professionista che riceve il pubblico, con il solo nome della persona.
  • Collegamento al sito, con gli stessi nome, indirizzo e telefono che compaiono sul sito.

Il sito

Il profilo porta le persone a guardare; il sito le convince e dà a Google e alle AI il materiale per capire cosa fa lo studio. Cosa conta davvero:

  • Una pagina per ogni servizio (contabilità, dichiarativi, paghe, consulenza societaria, crisi d'impresa…), con un titolo che dice cosa fai e dove e un testo che risponde alle domande che i clienti fanno davvero al telefono. Le pagine «fotocopia», una per ogni comune vicino, possono essere considerate spam da Google (pagine doorway): meglio una pagina per ogni sede reale.
  • Nome, indirizzo e telefono identici su sito, Profilo dell'attività, LinkedIn e directory. Le differenze confondono sia Google sia le AI.
  • Dati strutturati: lo schema AccountingService di schema.org (un tipo di LocalBusiness) descrive lo studio in un formato che Google legge. Google chiede almeno nome e indirizzo e di usare il tipo più specifico. Attenzione alle stelline: il markup delle recensioni è previsto solo per i siti che raccolgono recensioni su altre attività, non per lodare se stessi.
  • Velocità e lettura da smartphone: con quasi otto persone su dieci che si collegano dal telefono, è la prima prova del sito.
  • Search Console verificata: è lo strumento gratuito con cui Google segnala pagine non indicizzate ed errori tecnici.

Con Contify Web il sito nasce con l'indicizzazione SEO, veloce e responsive, e il Profilo dell'attività, la Search Console e Analytics li attiviamo noi, insieme alla pubblicazione.

Cos'è la GEO e come si fa citare dalle AI?

GEO sta per generative engine optimization: rendere i contenuti facili da trovare, capire e citare per i motori che rispondono con l'intelligenza artificiale, come gli AI Overview e AI Mode di Google, ChatGPT, Gemini, Copilot o Perplexity. Intorno alla GEO si è creato molto rumore, quindi conviene partire da ciò che dichiara Google nella documentazione per chi pubblica: «There are no additional requirements to appear in AI Overviews or AI Mode, nor other special optimizations necessary», cioè non ci sono requisiti aggiuntivi né ottimizzazioni speciali per comparire negli AI Overview o in AI Mode. Non servono, scrive Google, nuovi file leggibili dalle macchine, file di testo per l'AI o markup particolari. Servono le buone pratiche di sempre:

  • lasciare che il sito venga scansionato (nessun blocco nel file robots.txt o nell'hosting);
  • collegare le pagine tra loro, in modo che i contenuti si trovino;
  • offrire una buona esperienza di lettura;
  • mettere le informazioni importanti nel testo, non solo in immagini o PDF scansionati;
  • usare dati strutturati coerenti con quello che si legge nella pagina;
  • tenere aggiornato il Profilo dell'attività.

Per uno studio questo si traduce in poche abitudini di scrittura. Rispondere subito: la prima frase di ogni pagina dice cosa fa lo studio e per chi, senza giri. Usare le domande dei clienti come titoli dei paragrafi e raccoglierle in una sezione di domande frequenti. Firmare i contenuti: Google raccomanda di rendere evidente chi ha scritto una pagina, con un collegamento alle informazioni sull'autore, e per un commercialista titolo e iscrizione all'albo sono la credenziale più forte. Citare le fonti normative con articolo e data. Datare e aggiornare le pagine che parlano di scadenze e regole.

Sul file llms.txt, un indice del sito pensato per i modelli linguistici, la risposta onesta è questa: è una proposta non standard, Google dice che per le sue funzioni AI non serve e nessuno dei motori principali ne ha confermato l'uso. Costa poco e non fa danni, ma non sostituisce nessuna delle abitudini qui sopra. E nessuno, con qualunque tecnica, può garantire che uno studio venga citato.

Se usi l'AI per scrivere i testi del sito, falli rivedere e firmali. Google raccomanda di rendere chiaro chi ha scritto un contenuto e, quando il lettore se lo può aspettare, come è stato prodotto, anche con l'AI; tra i segnali negativi indica invece l'uso massiccio dell'automazione per produrre contenuti su molti argomenti al solo scopo di attirare visite. E la responsabilità deontologica di quello che il sito afferma resta del professionista.

Quali pagine deve avere il sito di uno studio?

Non serve un sito grande. Serve un sito in cui ogni pagina ha un compito preciso.

PaginaCosa contienePerché serve
HomeChi siete, dove, per chi lavorate, i servizi principali, i contatti, la partita IVAÈ la pagina che Google e le AI usano per capire lo studio in poche righe
ServiziUna pagina per servizio: cosa comprende, per chi è, come si lavora, domande frequentiRisponde alle ricerche specifiche e alle domande poste agli assistenti AI
Lo studioProfessionisti con titolo, Ordine e numero di iscrizione, specializzazioni, foto realiContiene le informazioni obbligatorie ed è la prima prova di affidabilità
ContattiIndirizzo, mappa, orari, telefono, email, PEC, modulo con informativa privacyDeve coincidere con il Profilo dell'attività
ApprofondimentiArticoli informativi firmati e datati, con le fontiÈ il contenuto che viene citato nelle risposte e che dimostra competenza
Privacy e cookieInformative aggiornateObbligo di legge
Area clienti (se c'è)Accesso al portale documentale dello studioPorta i clienti sul sito anche dopo l'incarico

Quanto costa un sito per lo studio e quanto tempo serve?

Non c'è un prezzo standard. Costi e tempi dipendono da cinque variabili, più che dalla tecnologia: il numero di pagine, chi scrive i testi (sono quasi sempre la parte più lunga), le foto (reali o d'archivio), le funzioni in più (area riservata, prenotazione degli appuntamenti, newsletter, più lingue) e la manutenzione nel tempo. A questi si aggiungono i costi annuali di dominio, hosting e caselle email e, se serve, lo strumento per gestire il consenso ai cookie.

L'intelligenza artificiale accorcia soprattutto le prime fasi: struttura delle pagine, bozze dei testi, proposte grafiche. Non accorcia la revisione, che per uno studio professionale resta indispensabile: ogni affermazione del sito deve essere vera e verificabile. Diffida di chi promette «la prima posizione su Google»: lo scrive Google stesso, «No one can guarantee a #1 ranking on Google», nessuno può garantirla.

Con Contify Web l'AI accorcia proprio le prime fasi e il preventivo è su misura, dopo un confronto sugli obiettivi: chiaro e senza sorprese.

Quali errori evitare?

  • Superlativi e promesse: «il miglior studio», «risparmi garantiti». Vietati dal codice deontologico e poco credibili per chiunque.
  • Testimonianze con nome e cognome o loghi dei clienti, in qualunque pagina. Vietati anche con il consenso.
  • La «prima consulenza gratuita» come argomento promozionale.
  • Partita IVA solo nella pagina dei contatti o nelle note legali, e non in home.
  • Professionisti senza Ordine e numero di iscrizione, o con dati non aggiornati.
  • Nome del Profilo dell'attività gonfiato con parole chiave, o un indirizzo di comodo.
  • Strumenti di statistica attivi senza consenso, quando la loro configurazione lo richiede.
  • Testi generati con l'AI e pubblicati senza revisione, senza autore e senza data.
  • Informazioni importanti solo in immagini o PDF scansionati, che Google e le AI non possono leggere come testo.
  • Un sito fermo: novità di anni fa in home, scadenze passate, professionisti che non ci sono più.

Checklist: il sito del tuo studio in dodici punti

  1. Partita IVA nella home page.
  2. Nome dello studio, indirizzo, telefono, email e PEC visibili, in modo diretto e permanente.
  3. Per ogni professionista: titolo, Ordine e numero di iscrizione; link al codice deontologico.
  4. Informativa privacy sempre presente e richiamata accanto a ogni modulo; cookie verificati e banner solo se serve, con rifiuto tramite la X.
  5. Testi veritieri e verificabili, senza superlativi né confronti con altri studi.
  6. Nessun nome o logo di clienti, nessuna offerta di prestazioni gratuite, nessuna pubblicità di terzi.
  7. Una pagina per ogni servizio, costruita sulle domande dei clienti.
  8. Profilo dell'attività verificato, con il nome reale, la categoria giusta e gli stessi dati del sito.
  9. Dati strutturati AccountingService coerenti con il testo della pagina.
  10. Sito veloce e leggibile da smartphone.
  11. Search Console verificata e strumenti di statistica configurati nel rispetto delle linee guida del Garante.
  12. Contenuti firmati, datati e aggiornati almeno a ogni cambio di norme, sede o persone.

Se il sito del tuo studio non supera uno di questi punti, possiamo rifarlo con Contify Web partendo da qui: richiedi un preventivo.

Come lavora Contify Web?

Contify Web è il servizio con cui creiamo il sito internet per lo studio commercialista e per le micro e piccole imprese, a prezzi accessibili. Il percorso ha quattro fasi:

  1. Analisi e obiettivi: valutiamo l'attività, i clienti a cui ti rivolgi e cosa deve ottenere il sito.
  2. Creazione con l'AI: l'intelligenza artificiale accelera struttura, testi e grafica, seguendo le tendenze attuali del design e dei contenuti.
  3. SEO e pubblicazione: ottimizziamo e mettiamo online un sito veloce e responsive.
  4. Strumenti Google: attiviamo il Profilo dell'attività, la Search Console e Analytics.

L'AI velocizza la creazione, ma il progetto lo seguiamo noi, dalla definizione degli obiettivi fino alla pubblicazione, e i testi li approvi tu. Per uno studio partiamo dagli obblighi e dalle regole deontologiche descritti in questo articolo. Il preventivo è su misura, dopo un confronto sugli obiettivi, chiaro e senza sorprese.

Fonti

Per approfondire su questo blog: codice deontologico e conoscenza della tecnologia e intelligenza artificiale nello studio: privacy, GDPR e AI Act.

Nota di trasparenza (Reg. UE 2024/1689 — AI Act, art. 50): questo articolo è stato redatto con l'assistenza di strumenti di intelligenza artificiale. I dati e le norme citati provengono dalle fonti elencate sopra, consultate il 12 ottobre 2026. I contenuti sono stati verificati, integrati e approvati dall'autore, che se ne assume la responsabilità editoriale. L'articolo ha finalità informativa e non sostituisce una consulenza professionale sul caso concreto né il parere del proprio Ordine.

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FAQ

Il sito dello studio: le domande più comuni.

Il commercialista è obbligato ad avere un sito internet?

No, nessuna norma lo obbliga. Se però lo studio ha un sito, deve indicare la partita IVA nella home page (art. 35 DPR 633/1972, dal 2027 art. 68 del Testo unico IVA) e rendere accessibili le informazioni dell'art. 7 del D.Lgs. 70/2003: nome, sede, contatti con l'email, Ordine e numero di iscrizione, titolo professionale e riferimento alle norme professionali.

Contify Web realizza siti per studi commercialisti?

Sì. Contify Web è il servizio di Contify Srl per il sito internet di studi commercialisti e micro e piccole imprese: l'intelligenza artificiale accelera struttura, testi e grafica, poi ottimizziamo il sito per i motori di ricerca, lo pubblichiamo veloce e responsive e attiviamo Profilo dell'attività, Search Console e Analytics. Il preventivo è su misura, dopo un confronto sugli obiettivi.

Dove va indicata la partita IVA nel sito dello studio?

Nella home page: l'art. 35, comma 1, del DPR 633/1972 la vuole «nella home-page dell'eventuale sito web». Va bene il piè di pagina, purché compaia anche in home. Dal 1° gennaio 2027 la regola passa all'art. 68 del Testo unico IVA (D.Lgs. 10/2026), con la stessa formula.

Quali dati del professionista devono comparire sul sito?

Nome o denominazione dello studio, sede, recapiti compreso l'indirizzo email, l'Ordine presso cui il professionista è iscritto con il numero di iscrizione, il titolo professionale e lo Stato in cui è stato rilasciato, il riferimento alle norme professionali e al codice deontologico con le modalità di consultazione, la partita IVA e, se c'è, l'iscrizione al registro delle imprese (art. 7 D.Lgs. 70/2003). Le informazioni vanno tenute aggiornate.

Si possono pubblicare recensioni o testimonianze dei clienti sul sito?

Non con i nomi dei clienti: l'art. 44, comma 4, del codice deontologico vieta di indicarli nelle informazioni pubblicitarie anche se hanno dato il consenso, e lo stesso vale per i loro loghi. Le recensioni su Google le scrivono i clienti sul Profilo dell'attività: si può rispondere, ma è prudente non confermare il rapporto professionale e non dare dettagli, per il dovere di riservatezza e il segreto professionale (artt. 10 e 39 del codice).

Lo studio può offrire la prima consulenza gratuita sul sito?

No. L'art. 24, comma 7, del codice deontologico vieta di «proporre o pubblicizzare prestazioni professionali gratuite ovvero a prezzi meramente simbolici», in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo, quindi anche sul sito.

Il sito dello studio deve avere il banner dei cookie?

Solo se usa cookie o strumenti di tracciamento diversi da quelli tecnici. Secondo le linee guida del Garante del 10 giugno 2021, gli strumenti di statistica possono essere equiparati ai cookie tecnici solo se mascherano almeno l'ultima parte dell'indirizzo IP, producono statistiche aggregate per un solo sito e il fornitore non combina i dati con altre informazioni né li cede a terzi. Negli altri casi serve il banner: lo scorrimento della pagina, da solo, non vale come consenso e la chiusura con la X lascia attivi solo i cookie tecnici.

Come fa uno studio commercialista a comparire sulla mappa di Google?

Con un Profilo dell'attività su Google verificato e completo: nome reale dello studio senza parole chiave aggiunte, indirizzo reale, categoria specifica, orari, foto e link al sito. Google ordina i risultati locali soprattutto in base a pertinenza, distanza ed evidenza, e il posizionamento non si può comprare. Aiutano un sito con gli stessi dati del profilo e le risposte alle recensioni.

Cosa serve per essere citati dagli AI Overview o da ChatGPT?

Per gli AI Overview e AI Mode, Google dice che non ci sono requisiti aggiuntivi rispetto alla normale ricerca: la pagina deve essere indicizzata e idonea a comparire con uno snippet. Contano contenuti testuali chiari, risposte dirette, autore riconoscibile, fonti citate, dati strutturati coerenti con il testo e un Profilo dell'attività aggiornato. Nessuna tecnica può garantire la citazione, da parte di Google o di altri assistenti.

Si può usare l'intelligenza artificiale per scrivere i testi del sito?

Sì, ma i testi vanno rivisti e firmati. Google raccomanda di rendere chiaro chi ha scritto un contenuto e, quando il lettore se lo può aspettare, come è stato prodotto, anche con l'AI, e considera un segnale negativo l'automazione usata per produrre molti contenuti solo per attirare visite. Il codice deontologico chiede che ogni informazione sia veritiera e verificabile, e la responsabilità resta del professionista.

Quanto costa il sito di uno studio commercialista?

Dipende dal numero di pagine, da chi scrive i testi, dalle foto, dalle funzioni in più (area riservata, prenotazioni, newsletter) e dalla manutenzione, oltre ai costi annuali di dominio, hosting ed email. Con Contify Web il preventivo è su misura, dopo un confronto sugli obiettivi, chiaro e senza sorprese.

Vuoi un sito che faccia trovare il tuo studio?

Contify Web crea il sito dello studio con l'aiuto dell'AI, con indicizzazione SEO e strumenti Google attivati: Profilo dell'attività, Search Console e Analytics. Prezzi accessibili e un preventivo chiaro, senza sorprese.