In sintesi
Il sito di uno studio commercialista deve fare tre cose: rispettare gli obblighi di legge, rispettare il codice deontologico e farsi trovare da chi cerca un professionista nella tua zona, su Google e nelle risposte degli assistenti di intelligenza artificiale.
Gli obblighi sono pochi e chiari. La partita IVA va indicata nella home page (art. 35 del DPR 633/1972, che dal 1° gennaio 2027 diventa l'art. 68 del nuovo Testo unico IVA). Il D.Lgs. 70/2003 chiede di rendere accessibili «in modo diretto e permanente» nome, sede e contatti, compresa l'email, e per le professioni regolamentate l'Ordine con il numero di iscrizione, il titolo professionale e il riferimento alle norme professionali. Serve un'informativa privacy, perché il sito tratta almeno i dati di navigazione; se usa cookie diversi da quelli tecnici, serve anche il banner per il consenso.
Il codice deontologico del CNDCEC, in vigore dal 1° aprile 2024 e aggiornato nel 2025, lascia libera la pubblicità informativa ma la vuole veritiera e verificabile: niente superlativi né confronti con altri studi, niente nomi dei clienti anche se sono d'accordo, niente offerte di prestazioni gratuite. E il sito «non può contenere riferimenti commerciali o pubblicitari».
Per farsi trovare servono un Profilo dell'attività su Google completo e coerente con il sito, una pagina per ogni servizio, testi che rispondono alle domande dei clienti, un sito veloce sullo smartphone e la Search Console attiva. Per gli AI Overview e AI Mode Google è esplicito: non ci sono requisiti aggiuntivi rispetto alla normale ricerca. Conta un contenuto chiaro, firmato e verificabile, che è anche il modo di scrivere chiesto dal codice deontologico.
Perché uno studio commercialista ha bisogno di un sito nel 2026?
Perché il modo in cui si cerca un professionista è cambiato due volte in poco tempo. La prima volta con lo smartphone: secondo l'Istat, nel 2025 il 79,1% delle persone dai 6 anni in su si è collegato a internet dal telefono, contro il 54% che lo ha fatto da un PC. Chi cerca «commercialista» e il nome della città spesso vede la mappa con le schede degli studi prima dei siti. Se il sito si legge male sul telefono, o non c'è, il confronto è perso prima di cominciare.
La seconda volta con l'intelligenza artificiale. Il 26 marzo 2025 Google ha portato in Italia gli AI Overview, i riassunti generati dall'AI che compaiono sopra i risultati, con i link alle fonti, inizialmente per gli utenti maggiorenni collegati con il proprio account. L'8 ottobre 2025 è arrivato AI Mode in italiano, una ricerca in forma di conversazione: secondo Google, i primi a usarlo hanno fatto domande due o tre volte più lunghe di quelle della ricerca tradizionale. Una domanda come «commercialista a Padova che segue startup e srl» non riceve più dieci link, ma una risposta che cita alcune fonti. Gli assistenti come ChatGPT, Gemini o Copilot funzionano in modo simile quando cercano sul web.
In Italia l'uso dell'AI generativa è ancora indietro: nel 2025 l'ha usata il 19,9% delle persone tra 16 e 74 anni, contro il 32,7% della media europea (Eurostat). Ma il punto per lo studio non cambia: per essere citato da una risposta automatica serve una pagina che dica in modo chiaro chi sei, dove sei, cosa fai e per chi. Il Profilo dell'attività su Google e le directory aiutano, ma il sito è l'unica fonte che controlli per intero.
C'è anche un motivo meno tecnico. Il passaparola resta il canale principale di molti studi, ma chi riceve un nome da un conoscente spesso lo cerca prima di telefonare. Un sito fermo da anni, senza i professionisti e i servizi, dice qualcosa dello studio prima ancora del primo incontro.
Cosa deve contenere per legge il sito di uno studio commercialista?
Nessuna norma obbliga il commercialista ad avere un sito. Ma se c'è, alcune informazioni sono obbligatorie. La tabella le raccoglie con il riferimento normativo; i testi citati sono quelli vigenti su Normattiva a ottobre 2026.
| Cosa | Norma | Cosa scrivere, in pratica |
|---|---|---|
| Partita IVA | Art. 35, c. 1, DPR 633/1972; dal 1° gennaio 2027 art. 68 del Testo unico IVA (D.Lgs. 10/2026); art. 7, c. 1, lett. g), D.Lgs. 70/2003 | Il numero va indicato «nella home-page dell'eventuale sito web». Il piè di pagina va bene, perché compare anche in home |
| Nome, sede e contatti | Art. 7, c. 1, lett. a), b), c), D.Lgs. 70/2003 | Nome del professionista o denominazione dello studio, indirizzo, recapiti per contattarlo «rapidamente», compreso l'indirizzo email |
| Ordine, iscrizione e titolo | Art. 7, c. 1, lett. f), nn. 1 e 2, D.Lgs. 70/2003 | Ordine presso cui il professionista è iscritto e numero di iscrizione, titolo professionale e Stato in cui è stato rilasciato. La norma parla del titolare del sito: per prudenza, indicali per ogni professionista presentato |
| Norme professionali | Art. 7, c. 1, lett. f), n. 3, D.Lgs. 70/2003 | Il riferimento all'ordinamento della professione (D.Lgs. 139/2005) e al codice deontologico, con le modalità per consultarli, per esempio i link alle pagine ufficiali |
| Registro delle imprese | Art. 7, c. 1, lett. d), D.Lgs. 70/2003 | Il numero di iscrizione al registro delle imprese o al REA, quando c'è: per esempio per una società tra professionisti |
| Informativa privacy | Artt. 12 e 13 Reg. (UE) 2016/679 (GDPR) | Il sito tratta sempre almeno i dati di navigazione, quindi serve un'informativa: chi tratta i dati, perché, per quanto tempo e con quali diritti. Con modulo contatti, newsletter o area riservata va estesa a questi trattamenti |
| Cookie | Linee guida del Garante privacy del 10 giugno 2021 (provv. n. 231) | Con soli cookie tecnici, o statistiche configurate alle condizioni del Garante (vedi sotto), basta l'informativa. Altrimenti serve il banner: lo scorrimento della pagina, da solo, non vale come consenso e la chiusura con la X lascia attivi solo i cookie tecnici |
| Aggiornamento | Art. 7, c. 2, D.Lgs. 70/2003 | Le informazioni vanno tenute aggiornate: un cambio di sede, di telefono o di composizione dello studio va riportato sul sito |
Due precisazioni. Il nuovo Testo unico IVA (D.Lgs. 19 gennaio 2026, n. 10) si applica dal 1° gennaio 2027 e abroga l'art. 35 del DPR 633/1972 da quella data: l'obbligo non cambia, perché l'art. 68 del Testo unico riprende la stessa formula sulla home page. E i compensi non sono obbligatori: il codice deontologico consente di pubblicarli (art. 44, c. 1), ma se lo fai devono essere chiari e corretti come ogni altra informazione.
Sulle statistiche di visita le linee guida del Garante sono precise. Gli strumenti di analisi possono essere trattati come cookie tecnici, e quindi usati senza consenso, solo se: l'indirizzo IP viene mascherato almeno nella sua ultima parte, i dati sono usati solo in forma aggregata per quel sito, e il fornitore non li combina con altre informazioni né li cede a terzi. Se lo strumento non rispetta queste condizioni, come accade spesso con le configurazioni standard dei servizi più diffusi, serve il consenso tramite il banner.
Cosa può dire, e cosa no, il sito secondo il codice deontologico?
Il codice deontologico dei dottori commercialisti e degli esperti contabili è stato approvato dal Consiglio nazionale il 21 marzo 2024, è in vigore dal 1° aprile 2024 ed è stato modificato il 20 novembre 2025 (articoli 21 e 45, sull'uso dell'intelligenza artificiale): le regole sulla pubblicità sono rimaste quelle del 2024. L'articolo che riguarda il sito è il 44, «Informazione, pubblicità informativa e utilizzo dei titoli». Il principio di partenza è largo: la pubblicità informativa «con ogni mezzo» su attività, specializzazioni, titoli, struttura dello studio e compensi «è libera». La stessa regola, a livello di legge, vale per tutte le professioni regolamentate: l'art. 4 del DPR 137/2012 ammette la pubblicità informativa «con ogni mezzo», purché sia «funzionale all'oggetto, veritiera e corretta», rispetti il segreto professionale e non sia «equivoca, ingannevole o denigratoria». Nel codice deontologico i limiti sono ancora più precisi.
| Sul sito dello studio | Si può? | Riferimento |
|---|---|---|
| Descrivere servizi, specializzazioni, titoli, organizzazione dello studio e compensi | Sì | Art. 44, c. 1 |
| Pubblicare approfondimenti informativi su norme e scadenze | Sì, con informazioni corrette e verificabili | Art. 44, c. 1 e 3 |
| Scrivere «il miglior commercialista di Padova» o confrontarsi con altri studi | No: le informazioni non possono essere «comparative, enfatizzanti, superlative o suggestive» | Art. 44, c. 3 |
| Promettere risultati che non si possono dimostrare | No: ogni informazione «deve poter essere verificabile con elementi oggettivi» | Art. 44, c. 3 |
| Pubblicare testimonianze firmate, nomi dei clienti e, per estensione, i loro loghi | No, nemmeno con il loro consenso | Art. 44, c. 4 |
| Offrire la «prima consulenza gratuita» | No: non si possono proporre o pubblicizzare prestazioni gratuite o a prezzi simbolici | Art. 24, c. 7 |
| Ospitare banner, sponsorizzazioni o promozioni di prodotti di altri | No | Art. 44, c. 4 e 11 |
| Inviare email o messaggi a potenziali clienti che non li hanno chiesti | No, neppure tramite terzi | Art. 44, c. 2 |
Il comma 11 merita una lettura attenta: il sito del professionista «non può contenere riferimenti commerciali o pubblicitari». Va letto insieme al comma 1, che lascia libera l'informazione sullo studio: il sito può presentare lo studio e i suoi servizi, ma non deve diventare un volantino, né ospitare la promozione di prodotti e servizi altrui. Per i casi dubbi l'interlocutore è il proprio Ordine.
Le recensioni su Google sono un caso a parte, perché le scrivono altri. Rispondere va bene, ed è anche uno dei consigli di Google per il posizionamento locale. Ma è prudente non confermare che chi scrive è un cliente e non entrare nel merito della pratica. L'art. 10 del codice impone l'assoluto riserbo sulle informazioni acquisite nell'esercizio della professione, e l'art. 39, per i rapporti con i mezzi di informazione e con i social network, vieta di fornire notizie coperte dal segreto e di «spendere il nome» dei clienti: una risposta pubblica a una recensione segue la stessa logica. Meglio una risposta breve e cortese, senza dettagli.
Una nota per chi non è commercialista. Consulenti del lavoro e avvocati hanno i propri codici deontologici, con regole simili sulla pubblicità: vanno controllate lì. Le norme di legge della sezione precedente e l'art. 4 del DPR 137/2012 valgono invece per tutti.
C'è un aspetto che di solito si trascura: queste regole vanno nella stessa direzione dei motori di ricerca. Un testo verificabile, senza superlativi, con titoli e iscrizioni in chiaro è il tipo di contenuto che le linee guida di Google descrivono come affidabile, ed è facile da riassumere e citare per un assistente AI. La deontologia, qui, è un vantaggio.
Come si fa trovare su Google uno studio commercialista?
Con due strumenti che lavorano insieme: il Profilo dell'attività su Google, che decide la presenza sulla mappa e nei risultati locali, e il sito, che fornisce i contenuti e la prova di quello che il profilo dichiara.
Il Profilo dell'attività
Google spiega che i risultati locali dipendono principalmente da tre fattori: la pertinenza (quanto il profilo corrisponde a ciò che la persona cerca), la distanza (quanto lo studio è vicino a chi cerca) e l'evidenza (quanto lo studio è conosciuto, anche in base ai link, al numero e alla valutazione delle recensioni). E aggiunge che non si può chiedere né pagare un posizionamento migliore. Le regole pratiche, dalle linee guida di Google:
- Nome reale dello studio, quello dell'insegna e della carta intestata. Aggiungere parole come «commercialista Padova» al nome non è consentito e può portare alla sospensione del profilo. Nei profili dei singoli professionisti i titoli, come «Dott.», sono ammessi.
- Indirizzo reale: un ufficio virtuale usato solo come recapito non è idoneo.
- Categoria la più specifica possibile, e poche: quella che completa la frase «questa attività è un…».
- Orari, compresi quelli speciali, foto reali dello studio e delle persone, verifica del profilo.
- Più professionisti nella stessa sede: un profilo per lo studio e, se serve, un profilo per ciascun professionista che riceve il pubblico, con il solo nome della persona.
- Collegamento al sito, con gli stessi nome, indirizzo e telefono che compaiono sul sito.
Il sito
Il profilo porta le persone a guardare; il sito le convince e dà a Google e alle AI il materiale per capire cosa fa lo studio. Cosa conta davvero:
- Una pagina per ogni servizio (contabilità, dichiarativi, paghe, consulenza societaria, crisi d'impresa…), con un titolo che dice cosa fai e dove e un testo che risponde alle domande che i clienti fanno davvero al telefono. Le pagine «fotocopia», una per ogni comune vicino, possono essere considerate spam da Google (pagine doorway): meglio una pagina per ogni sede reale.
- Nome, indirizzo e telefono identici su sito, Profilo dell'attività, LinkedIn e directory. Le differenze confondono sia Google sia le AI.
- Dati strutturati: lo schema
AccountingServicedi schema.org (un tipo diLocalBusiness) descrive lo studio in un formato che Google legge. Google chiede almeno nome e indirizzo e di usare il tipo più specifico. Attenzione alle stelline: il markup delle recensioni è previsto solo per i siti che raccolgono recensioni su altre attività, non per lodare se stessi. - Velocità e lettura da smartphone: con quasi otto persone su dieci che si collegano dal telefono, è la prima prova del sito.
- Search Console verificata: è lo strumento gratuito con cui Google segnala pagine non indicizzate ed errori tecnici.
Con Contify Web il sito nasce con l'indicizzazione SEO, veloce e responsive, e il Profilo dell'attività, la Search Console e Analytics li attiviamo noi, insieme alla pubblicazione.
Cos'è la GEO e come si fa citare dalle AI?
GEO sta per generative engine optimization: rendere i contenuti facili da trovare, capire e citare per i motori che rispondono con l'intelligenza artificiale, come gli AI Overview e AI Mode di Google, ChatGPT, Gemini, Copilot o Perplexity. Intorno alla GEO si è creato molto rumore, quindi conviene partire da ciò che dichiara Google nella documentazione per chi pubblica: «There are no additional requirements to appear in AI Overviews or AI Mode, nor other special optimizations necessary», cioè non ci sono requisiti aggiuntivi né ottimizzazioni speciali per comparire negli AI Overview o in AI Mode. Non servono, scrive Google, nuovi file leggibili dalle macchine, file di testo per l'AI o markup particolari. Servono le buone pratiche di sempre:
- lasciare che il sito venga scansionato (nessun blocco nel file robots.txt o nell'hosting);
- collegare le pagine tra loro, in modo che i contenuti si trovino;
- offrire una buona esperienza di lettura;
- mettere le informazioni importanti nel testo, non solo in immagini o PDF scansionati;
- usare dati strutturati coerenti con quello che si legge nella pagina;
- tenere aggiornato il Profilo dell'attività.
Per uno studio questo si traduce in poche abitudini di scrittura. Rispondere subito: la prima frase di ogni pagina dice cosa fa lo studio e per chi, senza giri. Usare le domande dei clienti come titoli dei paragrafi e raccoglierle in una sezione di domande frequenti. Firmare i contenuti: Google raccomanda di rendere evidente chi ha scritto una pagina, con un collegamento alle informazioni sull'autore, e per un commercialista titolo e iscrizione all'albo sono la credenziale più forte. Citare le fonti normative con articolo e data. Datare e aggiornare le pagine che parlano di scadenze e regole.
Sul file llms.txt, un indice del sito pensato per i modelli linguistici, la risposta onesta è questa: è una proposta non standard, Google dice che per le sue funzioni AI non serve e nessuno dei motori principali ne ha confermato l'uso. Costa poco e non fa danni, ma non sostituisce nessuna delle abitudini qui sopra. E nessuno, con qualunque tecnica, può garantire che uno studio venga citato.
Se usi l'AI per scrivere i testi del sito, falli rivedere e firmali. Google raccomanda di rendere chiaro chi ha scritto un contenuto e, quando il lettore se lo può aspettare, come è stato prodotto, anche con l'AI; tra i segnali negativi indica invece l'uso massiccio dell'automazione per produrre contenuti su molti argomenti al solo scopo di attirare visite. E la responsabilità deontologica di quello che il sito afferma resta del professionista.
Quali pagine deve avere il sito di uno studio?
Non serve un sito grande. Serve un sito in cui ogni pagina ha un compito preciso.
| Pagina | Cosa contiene | Perché serve |
|---|---|---|
| Home | Chi siete, dove, per chi lavorate, i servizi principali, i contatti, la partita IVA | È la pagina che Google e le AI usano per capire lo studio in poche righe |
| Servizi | Una pagina per servizio: cosa comprende, per chi è, come si lavora, domande frequenti | Risponde alle ricerche specifiche e alle domande poste agli assistenti AI |
| Lo studio | Professionisti con titolo, Ordine e numero di iscrizione, specializzazioni, foto reali | Contiene le informazioni obbligatorie ed è la prima prova di affidabilità |
| Contatti | Indirizzo, mappa, orari, telefono, email, PEC, modulo con informativa privacy | Deve coincidere con il Profilo dell'attività |
| Approfondimenti | Articoli informativi firmati e datati, con le fonti | È il contenuto che viene citato nelle risposte e che dimostra competenza |
| Privacy e cookie | Informative aggiornate | Obbligo di legge |
| Area clienti (se c'è) | Accesso al portale documentale dello studio | Porta i clienti sul sito anche dopo l'incarico |
Quanto costa un sito per lo studio e quanto tempo serve?
Non c'è un prezzo standard. Costi e tempi dipendono da cinque variabili, più che dalla tecnologia: il numero di pagine, chi scrive i testi (sono quasi sempre la parte più lunga), le foto (reali o d'archivio), le funzioni in più (area riservata, prenotazione degli appuntamenti, newsletter, più lingue) e la manutenzione nel tempo. A questi si aggiungono i costi annuali di dominio, hosting e caselle email e, se serve, lo strumento per gestire il consenso ai cookie.
L'intelligenza artificiale accorcia soprattutto le prime fasi: struttura delle pagine, bozze dei testi, proposte grafiche. Non accorcia la revisione, che per uno studio professionale resta indispensabile: ogni affermazione del sito deve essere vera e verificabile. Diffida di chi promette «la prima posizione su Google»: lo scrive Google stesso, «No one can guarantee a #1 ranking on Google», nessuno può garantirla.
Con Contify Web l'AI accorcia proprio le prime fasi e il preventivo è su misura, dopo un confronto sugli obiettivi: chiaro e senza sorprese.
Quali errori evitare?
- Superlativi e promesse: «il miglior studio», «risparmi garantiti». Vietati dal codice deontologico e poco credibili per chiunque.
- Testimonianze con nome e cognome o loghi dei clienti, in qualunque pagina. Vietati anche con il consenso.
- La «prima consulenza gratuita» come argomento promozionale.
- Partita IVA solo nella pagina dei contatti o nelle note legali, e non in home.
- Professionisti senza Ordine e numero di iscrizione, o con dati non aggiornati.
- Nome del Profilo dell'attività gonfiato con parole chiave, o un indirizzo di comodo.
- Strumenti di statistica attivi senza consenso, quando la loro configurazione lo richiede.
- Testi generati con l'AI e pubblicati senza revisione, senza autore e senza data.
- Informazioni importanti solo in immagini o PDF scansionati, che Google e le AI non possono leggere come testo.
- Un sito fermo: novità di anni fa in home, scadenze passate, professionisti che non ci sono più.
Checklist: il sito del tuo studio in dodici punti
- Partita IVA nella home page.
- Nome dello studio, indirizzo, telefono, email e PEC visibili, in modo diretto e permanente.
- Per ogni professionista: titolo, Ordine e numero di iscrizione; link al codice deontologico.
- Informativa privacy sempre presente e richiamata accanto a ogni modulo; cookie verificati e banner solo se serve, con rifiuto tramite la X.
- Testi veritieri e verificabili, senza superlativi né confronti con altri studi.
- Nessun nome o logo di clienti, nessuna offerta di prestazioni gratuite, nessuna pubblicità di terzi.
- Una pagina per ogni servizio, costruita sulle domande dei clienti.
- Profilo dell'attività verificato, con il nome reale, la categoria giusta e gli stessi dati del sito.
- Dati strutturati
AccountingServicecoerenti con il testo della pagina. - Sito veloce e leggibile da smartphone.
- Search Console verificata e strumenti di statistica configurati nel rispetto delle linee guida del Garante.
- Contenuti firmati, datati e aggiornati almeno a ogni cambio di norme, sede o persone.
Se il sito del tuo studio non supera uno di questi punti, possiamo rifarlo con Contify Web partendo da qui: richiedi un preventivo.
Come lavora Contify Web?
Contify Web è il servizio con cui creiamo il sito internet per lo studio commercialista e per le micro e piccole imprese, a prezzi accessibili. Il percorso ha quattro fasi:
- Analisi e obiettivi: valutiamo l'attività, i clienti a cui ti rivolgi e cosa deve ottenere il sito.
- Creazione con l'AI: l'intelligenza artificiale accelera struttura, testi e grafica, seguendo le tendenze attuali del design e dei contenuti.
- SEO e pubblicazione: ottimizziamo e mettiamo online un sito veloce e responsive.
- Strumenti Google: attiviamo il Profilo dell'attività, la Search Console e Analytics.
L'AI velocizza la creazione, ma il progetto lo seguiamo noi, dalla definizione degli obiettivi fino alla pubblicazione, e i testi li approvi tu. Per uno studio partiamo dagli obblighi e dalle regole deontologiche descritti in questo articolo. Il preventivo è su misura, dopo un confronto sugli obiettivi, chiaro e senza sorprese.
Fonti
- Normattiva: DPR 26 ottobre 1972, n. 633, art. 35, testo vigente fino al 31 dicembre 2026; D.Lgs. 19 gennaio 2026, n. 10, Testo unico IVA, allegato artt. 68, 170 e 171; D.Lgs. 9 aprile 2003, n. 70, art. 7; DPR 7 agosto 2012, n. 137, art. 4.
- Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Codice deontologico della professione, approvato il 21 marzo 2024 e modificato il 20 novembre 2025 agli artt. 21 e 45 (citati gli artt. 10, 24, 39 e 44); Informativa n. 178/2025 (4 dicembre 2025).
- Garante per la protezione dei dati personali, Linee guida cookie e altri strumenti di tracciamento, 10 giugno 2021 (doc. web n. 9677876).
- Regolamento (UE) 2016/679, art. 13.
- Istat, Cittadini e ICT, anno 2025 (22 aprile 2026).
- Eurostat, 32.7% of EU people used generative AI tools in 2025 (16 dicembre 2025).
- Google, Arriva AI Overview anche in Italia (26 marzo 2025) e AI Mode arriva anche in Italia (8 ottobre 2025).
- Google Search Central: AI features and your website; Creating helpful, reliable, people-first content; Local business structured data; Spam policies (doorway abuse); Do you need an SEO?
- Guida di Profilo dell'attività su Google: Suggerimenti per migliorare il posizionamento nei risultati di ricerca locale su Google e Linee guida per la rappresentazione delle attività commerciali su Google.
- Schema.org, AccountingService.
Per approfondire su questo blog: codice deontologico e conoscenza della tecnologia e intelligenza artificiale nello studio: privacy, GDPR e AI Act.
Nota di trasparenza (Reg. UE 2024/1689 — AI Act, art. 50): questo articolo è stato redatto con l'assistenza di strumenti di intelligenza artificiale. I dati e le norme citati provengono dalle fonti elencate sopra, consultate il 12 ottobre 2026. I contenuti sono stati verificati, integrati e approvati dall'autore, che se ne assume la responsabilità editoriale. L'articolo ha finalità informativa e non sostituisce una consulenza professionale sul caso concreto né il parere del proprio Ordine.